In gara sul circuito cittadino di Adelaide

  • Circuito cittadino di Adelaide
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Adelaide sarà anche famosa per i suoi Festival of Arts, Fringe e WOMADelaide, ma per gli amanti dei motori il nome evoca episodi mitici della Formula Uno. Dal 1985 al 1995 sul circuito cittadino di Adelaide si sono sfidati campioni come Lauda, Mansell, Senna e Schumacher. È sulle strade della capitale dell’Australia Meridionale che Schumi ha vinto il suo primo titolo mondiale nel 1994. L’anno prima, Ayrton Senna salì sul gradino più alto del podio in quella che sarebbe stata la sua ultima vittoria (e anche la sua ultima gara per la McLaren). Al suo fianco, Alain Prost nella divisa della Williams celebrava con un secondo posto il suo ultimo Gran Premio, prima del ritiro dalle scene. Un circuito che non perdona: nel ’95, Häkkinen sbatté contro un muretto e quasi ci lasciò le penne. Fu salvato da una tracheotomia di emergenza, effettuata sul posto da un medico fuori servizio che stava negli spalti.

Il bello è che la pista cittadina la si può percorrere senza interruzioni in qualsiasi momento dell’anno. E così abbiamo fatto, al volante del nostro campervan.

Quelli che si chiamano Dequetteville Hairpin, Wakefield corner e Mistral, nella vita di tutti i giorni ospitano un semaforo, una rotonda o una strada che taglia il Victoria Park, uno dei tanti parchi (o Park Lands) che circondano Adelaide.

Percorrere queste storiche striscie di asfalto nel corso di febbraio da’ un brivido ancora maggiore: nemmeno un mese più tardi si sarebbe tenuta la Clipsal 500 (la tappa delle V8 Supercars in Adelaide), e le strade cittadine iniziano ad essere allestite per ospitare l’evento: ponti mobili con sponsor, recinzioni mobili con altri sponsor, un abbozzo di gradinate da una parte, la pit-lane in fase embrionale dall’altra. Per una buona mezzora, e per cinque o sei giri completi a pieno regime, frenati solo dai semafori rossi (non quelli gialli!) e dal traffico (i doppiati!), il nostro piccolo quattro cilindri ha spalancato le fauci, si è moltiplicato per tre, e ha risuonato come i gloriosi V10 e V12 di un’epoca d’oro della Formula Uno. Rievocandone gli eroi, e omaggiando gli spiriti di quelli che non ci sono più.

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